22 novembre 2016

Perché c’è una crisi sanitaria in Siria e come possiamo aiutare da qui

Siria, Aleppo bombardata da attacchi aereiIn dieci punti, tratti dal sito internet di Avsi, spieghiamo i danni della guerra al sistema sanitario siriano, perché milioni di persone non hanno più accesso alle cure e come è possibile fare qualcosa di concreto dall’Italia, tramite la campagna di AVSI Ospedali Aperti sostenuta dalla Cena di Santa Lucia.

  1. Cosa sta accadendo in Siria

In Siria è in corso dal 2011 un conflitto che ha provocato quella che l’Unhcr, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha definito “la più grande crisi umanitaria della nostra era”. L’agenzia dell’Onu ha stimato che i siriani coinvolti dall’emergenza umanitaria siano ormai 13,5 milioni, 6 milioni dei quali sono bambini. Gran parte di loro, quasi 9 milioni di persone, vive in condizione di insicurezza alimentare, senza adeguato accesso a un’alimentazione anche soltanto basilare.

  1. Il collasso del sistema sanitario

Dopo quasi sei anni di guerra, il sistema sanitario siriano è al collasso. Le stime più recenti dell’agenzia dell’Onu OCHA parlano di 11,5 milioni di persone che non hanno accesso alle cure sanitarie. E il 40% sono bambini, ovvero quattro milioni e mezzo di minori. Solo ad Aleppo sono oltre 2,2 milioni le persone senza possibilità di accedere alle cure mediche, mentre circa un milione sono nella stessa condizione nella capitale Damasco.

  1. La mancanza di personale specializzato

Le infrastrutture sanitarie ancora in funzione versano in condizioni drammatiche, anche a causa delle difficoltà di accesso alle forniture di elettricità, carburante e acqua potabile, e devono fare i conti con l’ormai cronica carenza di risorse umane e materiali. Si stima che il 58% degli ospedali pubblici e il 49% dei centri sanitari pubblici siano chiusi oppure solo parzialmente funzionanti e che più di 658 persone che lavoravano in queste strutture siano rimaste uccise dall’inizio della crisi. A causa dell’emigrazione massiccia che ha coinvolto la popolazione siriana in questi anni, il numero di specialisti rimasti negli ospedali è oggi insufficiente a far fronte alle richieste di cura. Secondo alcune stime, è ancora attivo nel Paese solo il 45% del personale sanitario che lavorava in Siria prima dell’inizio della crisi. La mancanza di ostetriche, per citare solo un esempio tra i tanti, è un risvolto drammatico di questa emergenza sanitaria: si contano circa 300.000 donne incinte oggi in Siria non in grado di ricevere cure adeguate.

  1. La mancanza di medicine

Molte industrie farmaceutiche e centri di stoccaggio per le medicine sono stati distrutti e le infrastrutture non colpite hanno tuttavia smesso di funzionare con regolarità a causa della grave carenza di risorse umane specializzate e di materie prime. La mancanza di medicinali e di apparecchiature mediche funzionanti colpisce tutte le fasce di popolazione, e in particolare mette a rischio la salute, e in alcuni casi la vita, delle persone affette da malattie croniche, che hanno bisogno di terapie continue. La speranza di vita in Siria si è drasticamente ridotta di 15 anni per gli uomini e di 10 per le donne.

  1. Il ruolo dell’embargo sulla Siria

Le sanzioni alla Siria non fanno che aggravare lo stato delle cose. Le limitazioni non riguarderebbero formalmente gli aiuti umanitari, ma di fatto l’embargo complica l’importazione di medicinali e di pezzi di ricambio per i macchinari medici. Dato il double use (sanitario e militare) che potrebbero avere, vengono bloccati.

  1. Le difficoltà economiche della sanità

La carenza di contributi economici, sia statali che privati, rende quasi impossibile per gli ospedali rispondere adeguatamente ai bisogni di tutta la popolazione. La fascia di popolazione più povera è la più colpita, perché non in grado di sostenere le spese per le cure mediche.

  1. Il rischio di epidemie

Le gravi condizioni in cui si trovano i servizi sanitari di base, la difficoltà di accesso all’acqua, all’energia e ai servizi igienici rendono elevata la possibilità dello scoppio di epidemie legate all’acqua.

  1. Il lavoro di AVSI per far fronte alla crisi

Fondazione AVSI a settembre ha scelto di sostenere economicamente le attività di quattro ospedali cattolici siriani, due a Damasco e due ad Aleppo, rispondendo a un appello del cardinal Mario Zenari, Nunzio Apostolico in Siria.

  1. I quattro ospedali sostenuti in Siria

Sono l’ospedale Italiano e il St Louis a Damasco, l’ospedale Al Rajaa e il St Louis di Aleppo, quattro strutture individuate in virtù della loro capacità di offrire servizi di alto livello e in tutte le specializzazioni mediche. Attualmente sono strutture che dispensano servizi pari a meno della metà delle loro potenzialità, a fronte di un bisogno sempre crescente da parte della popolazione delle due città. Il progetto di AVSI punta a potenziare le attività delle strutture fino al 90% delle loro capacità, quindi agevolando l’accesso della popolazione alle cure sanitarie e assicurando ai pazienti più indigenti cure ospedaliere e ambulatoriali gratuite.

  1. Che cosa posso fare io da qui

ospedali-siria“Siria. Ospedali aperti” è uno dei progetti della campagna Tende di Fondazione AVSI sostenuti dalla Cena di Santa Lucia che ha scelto di mettere il tema delle migrazioni nuovamente al centro del suo lavoro.

È possibile poi sul sito www.avsi.org sostenere con una donazione chi è in Siria accanto alla popolazione e lavora sul terreno per rispondere ai bisogni più immediati delle vittime innocenti di una guerra assurda. AVSI ha lanciato una raccolta fondi per sostenere quattro ospedali privati non profit ad Aleppo e Damasco, in modo che possano garantire cure anche ai più indigenti, ai piccoli, alle madri sole, ai feriti. Per offrire un criterio molto concreto, una quota di 50 euro ci permetterà di mantenere il ricovero di un paziente per un giorno. Soprattutto di provare a sostenere in qualche modo una parte della sua sofferenza.