19 febbraio 2017

Il Card. Zenari ci racconta il progetto Ospedali aperti

Il cuore dell’iniziativa, presentata il 16 febbraio al Policlinico Gemelli di Roma, è il sostegno a tre ospedali cattolici: il Saint Louis di Aleppo, l’Ospedale Italiano e l’Ospedale Francese a Damasco. Un sostegno che passa sia dallo stanziamento diretto di fondi sia attraverso iniziative di formazione del personale sanitario e amministrativo che opera in queste strutture.

È stato creato cardinale nell’ultimo concistoro, per rimanere da nunzio e principe della Chiesa nella martoriata Siria. E Mario Zenari, nunzio nel Paese, ha continuato il lavoro sul territorio, cercando vie concrete per aiutare il Paese dove vive. Consapevole che “in Siria stanno morendo più persone per l’impossibilità di curarsi che sul campo di battaglia”, ha lanciato il progetto “Ospedali Aperti”, presentato oggi al Policlinico Gemelli. Il progetto è stato messo a punto dall’AVSI con la collaborazione della Fondazione Gemelli, è dato da una intuzione dello stesso Cardinal Zenari e di monsignor Giampietro Dal Toso, attualmente, segretario delegato del Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale, che ha recentemente visitato Aleppo dopo la fine delle ostilità nella città. Il progetto punta a potenziare tre ospedali siriani (due a Damasco, uno ad Aleppo) per offire formazione ai medici, disponibilità di macchinari necessary, e garantire le cure ai più poveri Il Cardinale Zenari ha parlato del progetto in esclusiva con ACI Stampa.

Perché l’iniziativa “Ospedali aperti” è così cruciale per la Siria? Quale la situazione degli ospedali dopo ormai quasi sei anni di conflitto? 

Un gran numero (si calcola più della metà) di Istituti ospedalieri sono stati messi fuori uso, in questi ultimi anni, dagli aspri combattimenti (bombardamenti, fuochi incrociati ecc.). Tre ospedali Cattolici, gestiti da Congregazioni religiose femminili, sono operanti in Siria da piu’ di 100 anni : Hôpital Français, Damasco, della Congregazione delle Figlie della Carità di S.Vincenzo de’ Paoli; Ospedale Italiano, A.N.S.M.I., Damasco, delle Figlie di Maria Ausiliatrice (Salesiane); Hôpital St. Louis, Aleppo, delle Soeurs de St. Joseph de l’Apparition. Sono stimati per l’accoglienza e la professionalità. A causa della situazione di guerra civile sono venuti a trovarsi in gravi difficoltà economiche. Essendo Istituti privati, devono sostenersi, in parte, anche con l’apporto, sia pur minimo, dei pazienti. In questo momento, con più dell’80% della popolazione siriana che vive nella povertà, i malati non possono contribuire, nella gran parte dei casi, neppure minimamente al loro ricovero.

Da qui l’idea di potenziare gli ospedali…

Non solo. È da ricordare che la Siria è la patria dei due grandi fratelli martiri, Cosma e Damiano, vissuti a Ciro, al nord di Aleppo fine sec. III- inizio sec. IV. Erano medici e curavano gratuitamente gli ammalati. Di loro si raccontano anche curiosi aneddoti : un giorno, uno dei due tornò a casa con alcune uova. Il fratello gli chiese : “ da dove provengono ?”. L’altro rispose : “ Una vedova, a cui avevo guarito il suo unico bambino, volle a tutti i costi ricompensarmi con queste uova”. Il fratello gli rispose : “ Non dovevi accettarle ! Quando morirò non voglio essere sepolto accanto a te !”. Capitò che furono martirizzati assieme. Nel preparare la sepoltura, alcuni cristiani si ricordarono di questa affermazione di uno dei due fratelli, ed erano incerti se seppellirli assieme o separati. Un cammello che assisteva alla scena parlò : “ Seppelliteli assieme !”.

Insomma, una iniziativa in linea con le attività che da sempre la Chiesa ha messo in campo nel territorio…

Ospedali e scuole appartengono alla tradizione bimillenaria della Chiesa. Sono la continuazione dello sguardo e del sentimento compassionevole di Gesu’ : “Misereor super turbas”(Mc 8, 2) “Ho compassione di tutta questa folla”, specialmente dei malati. Visitare e assistere gli ammalati è una delle 7 opere di misericordia corporale raccomandateci da Papa Francesco nell’Anno Giubilare della Misericordia da pochi mesi conclusosi.

Quante sono le vittime?

Si calcola che le vittime del conflitto siriano siano a tutt’oggi circa 400.000. Ma ancor più numerosi sono i morti per mancanza di cure e di medicine, soprattutto tra anziani e bambini. Occorre mettere mano a riparare e ricostruire case e infrastrutture. Ma cominciando in primo luogo dal “riparare” la persona e il suo stato fisico.

“Ospedali aperti” rappresenta sicuramente una speranza per la Siria. Quanto questa speranza può essere concreta nella situazione attuale? 

Beninteso, questi ospedali rappresentano una “goccia”, ma molto preziosa, in questo mare di necessità. Sono un segno della solidarietà della Chiesa universale nei riguardi di tanta povera gente. L’aggettivo “cattolico” non è restrittivo o selettivo, perché il termine “cattolico” significa “universale”, aperto ad ogni bisognoso. Si tratta, per così dire, di un importante “valore aggiunto”. Un Ospedale cattolico è per sua natura un ospedale “aperto”., soprattutto in situazioni di estremo bisogno come quelle che sta attualmente vivendo la Siria. Nella Lettera Apostolica “Misericordia et misera”, Papa Francesco incoraggia le comunità cristiane ad aprirsi per raggiungere tutti quelli che vivono sul loro territorio, affinché , attraverso la testimonianza dei credenti, arrivi a tutti la carezza di Dio ( N. 21).

Ci sono due milioni di persone senza cure ad Aleppo, e un milione a Damasco: sono cifre importanti e dure. Il potenziamento di 3 ospedali farà solo fronte ad una prima emergenza. State già pensando a qualche cosa per il futuro? 

Come ho già detto, il potenziamento e l’apporto di 3 Ospedali cattolici è un contributo significativo ed una “ goccia preziosa” nel campo dell’assistenza sanitaria così duramente provata in questo momento in Siria. E’ un segno ed una testimonianza molto importante. Ciascuno di questi Ospedali sta pensando di aprirsi anche a nuove necessità ed urgenze sorte in seguito al conflitto : reparti speciali per bambini traumatizzati, per donne che hanno subito le violenze del conflitto, per i numerosi mutilati di guerra, e così via. Si è in linea con l’invito del Papa S. Giovanni Paolo II che nella Lettera Apostolica “ Novo Millennio Ineunte” ricordava che è l’ora di una nuova “fantasia della carità” e sottolineava come la carità delle opere assicuri una forza inequivocabile alla carità delle parole (N. 50). Papa Benedetto XVI , nell’Enciclica “Deus Caritas Est”, rilevava l’importanza della formazione professionale e soprattutto del cuore, “ un cuore che vede”, nell’opera assistenziali-caritativa della Chiesa. (N. 31, a, b). E Papa Francesco nella Lettera Apostolica “Misericordia et misera” dice che è venuto il momento di dare libero corso all’immaginazione della misericordia (N. 18).

In generale, quale è la situazione delle comunità cristiane in Siria?

Se si parla di sofferenza in Siria, essa è universale, trasversale. Ogni comunità e gruppo etnico-religioso ha avuto le proprie vittime, i propri “martiri”. Se si considera il “rischio”, in un conflitto civile i gruppi minoritari sono quelli più esposti. Sono l’anello più debole della catena. I cristiani sono quelli più a rischio fra tutti i gruppi minoritari, anche perché non hanno armi per difendersi. Le comunità cristiane hanno avuto invasioni di villaggi e quartieri (Maaloula, Sadad, Al- Karyatein, Homs). Ci sono state chiese danneggiate e distrutte. Ma la ferita più grave è costituita dall’emigrazione. Ad Aleppo, ad es., sono emigrati circa i due terzi di cristiani. E’ una perdita incalcolabile per queste Chiese apostoliche. Gli edifici sacri saranno ricostruiti, ma saranno ricostituite come in antecedenza le comunità cristiane ? In questo momento le Chiese sono impegnate nelle opere assistenziali-caritative aperte a tutti. E’ una testimonianza molto apprezzata dalla gente.

Lei ha vissuto in prima persona il conflitto in Siria. Come era la Siria prima del conflitto? Come è ora? E come potrebbe essere? 

Quando arrivai in Siria 8 anni fa, si notava un certo progresso in campo economico, anche se forse non tutte le fasce sociali ne beneficiavano in modo eguale. Il settore turistico era in aumento. Quanto a rispetto di diritti umani e libertà fondamentali c’era naturalmente bisogno di miglioramento. In genere la Siria era un mosaico di buona convivenza tra i vari gruppi etnico-religiosi. In questo momento la Siria è profondamente lacerata : gravi ferite esterne (distruzioni) e ferite interne(negli animi). In una mia visita ad Aleppo, nel passato mese di gennaio, passando in mezzo a qualche quartiere di Aleppo-est, mi venivano in mente alcuni versetti del Libro delle Lamentazioni che si leggono il Venerdì Santo: “Voi tutti che passate per la via considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore” (Lam. 1,12) e “ Poiché è grande come il mare la tua rovina: chi potrà guarirti ?” (Lam 2, 13). Simili considerazioni mi vengono in mente anche ogni volta che mi capita di attraversare i quartieri della vecchia Homs.

Cosa si dovrebbe fare per il futuro?

Per il futuro bisogna preparare una nuova Siria, con l’apporto di tutte le varie componenti sociali, evitando il rischio che uno sia il vincitore e che l’altro pensi a vendicarsi. Le comunità cristiane potrebbero agire da “ponte” a vari livelli. Una nuova Siria, riconciliata, più rispettosa dei diritti umani e delle libertà fondamentali, più democratica. Deve naturalmente essere assicurata l’unità e l’integrità territoriale. In questi 6 anni di guerra sono entrati sul campo siriano diversi “giocatori esterni”, sia a livello regionale che internazionale, fino alla comparsa del cosiddetto “Stato Islamico”. Tutto questo ha complicato enormemente il conflitto, che da guerra civile è diventata soprattutto una guerra per procura.

Quale è la sfida più urgente per la Siria oggi?

Occorre che cessi la violenza e che sia assicurato l’accesso agli aiuti umanitari. Secondo le più recenti statistiche dell’ONU, 13.5 milioni necessitano di aiuti umanitari, inclusi 4.9 milioni di persone che vivono in località di difficile accesso; tra queste, 643.780 in 13 zone assediate. Inoltre, 4.8 milioni sono rifugiati nei Paesi vicini; 6.1 milioni sono sfollati interni. Occorre, in pari tempo, mettere mano con determinatezza e risolutezza alla soluzione politica del conflitto, con l’assistenza della comunità internazionale.

Quali saranno le priorità del post-conflitto? 

Occorre anzitutto ricostruire il tessuto sociale, mediante tutta un’opera di riconciliazione. Di pari passo deve procedere la ricostruzione materiale : case, villaggi, infrastrutture.