12 novembre 2013

I progetti della Cena 2013 presentati al Comitato

Testimonial-orizIl carisma di papa Francesco, con il suo cristianesimo appassionato ad ogni singolo uomo, tocca anche la Cena di Santa Lucia. Lo si è percepito venerdì 8 novembre al ristorante Forcellini172 di Padova, dove si è riunito il comitato organizzatore della Cena. Ovvero gli amici imprenditori, i rappresentanti delle istituzioni e della società civile che sono i primi promotori di questo gesto di carità che nasce dal cuore stesso di Padova.

Nasce a Padova sì, ma per arrivare alle frontiere del mondo. “Storie di un nuovo mondo” è il tema della cena di quest’anno, che come tradizione si protende verso i continenti per valorizzare progetti in cui si accoglie, si educa, si avvia al lavoro. «Alle periferie del mondo c’è un’umanità che rinasce», ha detto il presidente Avsi Alberto Piatti. «Non c’è contesto di povertà, disagio, violenza, che possa impedire all’uomo di riprendere in mano il bisogno che è. Occorre uno sguardo carico di tenerezza che incontri la mia umanità ferita per cambiare me e il mondo», riecheggiando quello che il papa diceva a Cagliari lo scorso 22 settembre: «La carità non è un semplice assistenzialismo, e tanto meno un assistenzialismo per tranquillizzare le coscienze. No, quello non è amore, quello è affare. L’amore è gratuito. La carità, l’amore è una scelta di vita, è un modo di essere, di vivere, è la via dell’umiltà e della solidarietà. Non c’è un’altra via per questo amore: essere umili e solidali».

Alla presenza del sindaco reggente di Padova Ivo Rossi, il presidente Graziano Debellini ha presentato i progetti che verranno sostenuti dalla cena edizione 2013 (clicca qui per leggerli nel dettaglio). Come tradizione, si parte con quattro progetti Avsi in Siria, Kenya, Perù e Uganda. Legati alla realtà padovana sono invece due progetti in Etiopia, due “lavori in corso” che gli amici della Cena conoscono bene: l’Ospedale della missione salesiana di Adwa coordinato da suor Laura Girotto e l’Università Cattolica San Tommaso d’Aquino Ecusta di Addis Abeba, della quale sono state presentate alcune immagini recenti dal presidente padre Teklé Mekonnen e dal direttore tecnico del progetto Walter Panzeri, mentre il professor Piergiorgio Sonato in rappresentanza dell’Università di Padova ha parlato del legame sempre più stretto che unisce i rispettivi atenei, con riconoscimento anche dei reciproci titoli di studio. Gli altri due progetti “padovani” sono la cilena Casa Buon Samaritano per malati terminali e il sostegno al Caritas Baby Hospital di Betlemme, del quale ha parlato il professor Giorgio Perilongo, direttore del dipartimento di Pediatria Salus pueri dell’Università di Padova. Proprio a Betlemme è stato appena inaugurato il reparto di terapia intensiva (video).

Nel racconto di Alberto Piatti c’è stato spazio anche per i progetti sostenuti dalla Cena l’anno scorso. Con una citazione particolare per la Giussani High School di Kampala in Uganda. Proprio in questi giorni su IlSussidiario.net è uscita un’intervista a Rose Busingye, responsabile del Meeting Point International di Kampala, che racconta la singolare e imprevista genesi di questa scuola dopo una visita di don Julián Carrón. «Ho cominciato», racconta Rose, «a vedere che l’unico bisogno del mondo non è quello del pane ma quello dell’educazione. E tutto perché quei ragazzi erano stati guardati da Carrón in quel modo, nell’interezza della loro persona, non in un particolare. Così ho fatto il tetto della scuola, una cosa che stava accadendo sotto i miei occhi». (vedi il testo e il video dell’intervista)

Naturalmente la Cena non dimentica due iniziative sociali della nostra diocesi con le quali negli ultimi anni il rapporto è stato costante: le Cucine economiche popolari di suor Lia Gianesello (vedi il bellissimo articolo recente di Tracce) e l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola di Rubano. Due esempi eclatanti di quella che papa Francesco chiama “la cultura della solidarietà”. «La cultura della solidarietà è vedere nell’altro non un concorrente o un numero, ma un fratello. E tutti noi siamo fratelli!” (Rio de Janeiro, 25 luglio 2013).

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