12 luglio 2011

Alle radici dello sviluppo: il fattore umano

Un intervento del presidente del Consiglio regionale del Veneto Clodovaldo Ruffato mette in rilievo la peculiarità della Cena di Santa Lucia 2011: il fattore umano. «La strada per raggiungere lo sviluppo è nota e i suoi effetti conosciuti: offrire un’istruzione, insegnare un mestiere, contribuire alla costruzione di presidi sanitari, sostenere la formazione e un’organizzazione economica e sociale che garantisca stabilità e sviluppo». E questo si può fare solo ritrovano «un modello di sviluppo che metta al centro i valori e la dignità della persona, e che non si pieghi alle logiche della speculazione finanziaria e al profitto fine a se stesso».

Decimo appuntamento di solidarietà, lunedì 12 dicembre al Papa Luciani. Una tavolata che di anno in anno si è allargata, diventando uno dei momenti più intensi e aggreganti di quanti si sforzano a guardare il mondo con gli occhi di Santa Lucia; efficaci nel vedere oltre il muro di indifferenza, di egoismo e di estraneità che ci avvolge.
Perché è un appuntamento particolare, unico, quello di Santa Lucia. Una Cena che non esibisce menù ma indica bisogni, segnala emergenze, propone progetti, promette interventi concreti, dà un contributo per finanziarli e realizzarli.

Un segno di partecipazione e di solidarietà che quest’anno si sofferma sull’importanza del fattore umano nello sviluppo di una comunità, di un’economia, di un Paese. Per questo i progetti che presenta e che chiede di sostenere puntano all’educazione, a precisi ed efficaci interventi di scolarizzazione nel Congo, Uganda, Kenya ed Egitto.
È una scelta forte, coraggiosa, che per certi versi va contro corrente, perché ci invita ad alzare gli occhi dalla nostra quotidianità, ad avere un orizzonte più ampio, a sentire come nostre le emergenze, le paure, le speranze del mondo intero.

Contrariamente a quanto qualcuno teme per miopia o per calcolo, i nostri valori, la nostra storia, la nostra cultura, le nostre tradizioni si arricchiscono e si esaltano nel confronto, nella ricchezza del pluralismo, delle esperienze, nei popoli.
Dalla Cena di Santa Lucia parte dunque un invito a camminare insieme, a puntare alla solidarietà e allo sviluppo internazionale come un elemento che ha riflessi concreti anche sulla nostra vita.

L’iniziativa ci dice inoltre che la povertà, le malattie, la mancanza di lavoro e di sviluppo in tante aree del nostro pianeta non vanno considerate con fatalismo e passività. Cambiare la qualità della vita di quei popoli è possibile; costruire un mondo più equilibrato e giusto è doveroso.
La strada per raggiungere questi obiettivi è nota e i suoi effetti conosciuti: offrire un’istruzione, insegnare un mestiere, contribuire alla costruzione di presidi sanitari, sostenere la formazione e un’organizzazione economica e sociale che garantisca stabilità e sviluppo…

Ma ancor più, delinea una strada per affrontare e sciogliere il vero nodo della crisi economica in cui ci dibattiamo: ritrovare un modello di sviluppo che metta al centro i valori e la dignità della persona, e che non si pieghi alle logiche della speculazione finanziaria e al profitto fine a se stesso.
Anche per questo, per la capacità di restituirci questi orizzonti e queste speranze, la Cena di Santa Lucia è importante. E va sostenuta.

 

Clodovaldo Ruffato

Presidente del Consiglio regionale del Veneto